Roma Ab Urbe Condita

Quando nasce la Città Eterna
La fondazione di Roma è fissata al 21 aprile 753 a.C., data che segna l’inizio della cronologia Ab Urbe Condita, il sistema con cui i Romani indicarono gli anni a partire dalla nascita della loro città. Questa cronologia, elaborata nel I secolo a.C. da Marco Terenzio Varrone, si impose progressivamente come riferimento ufficiale della storiografia romana.
Però, stabilire quando nacque realmente Roma è una questione più complessa. Le fonti letterarie e i dati archeologici concordano nel collocare l’origine della città nell’VIII secolo a.C., ma mostrano che essa non sorse improvvisamente. Roma fu il risultato di un lungo processo di sviluppo territoriale, economico e politico.
Già tra il X e il IX secolo a.C. l’area delle future sette colline era occupata da piccoli villaggi latini. Gli insediamenti più importanti sorgevano sul Palatino, sul Quirinale, sull’Esquilino, sul Celio e sugli altri rilievi che dominavano la valle del Tevere. Ogni villaggio possedeva proprie abitazioni, aree funerarie, luoghi di culto e un’organizzazione autonoma, senza un’autorità comune.
L’elemento determinante fu la posizione geografica. Il Tevere costituiva la principale via di comunicazione dell’Italia centrale e, in corrispondenza dell’attuale Isola Tiberina, offriva uno dei pochi guadi facilmente attraversabili. Qui convergevano le vie commerciali provenienti dall’Etruria e dalla Campania. Il controllo di questo nodo favorì l’incremento degli scambi e rese conveniente la collaborazione tra le comunità dei diversi colli.
Nel corso dell’VIII secolo a.C. questi villaggi iniziarono a integrarsi progressivamente. Vennero condivisi spazi destinati al culto, al mercato e alle assemblee, mentre la valle compresa tra Palatino e Campidoglio assunse sempre più la funzione di centro comune. Gli storici individuano in questa fase il passaggio decisivo da un insieme di comunità indipendenti a un’unica realtà urbana.
L’archeologia conferma che proprio nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. Roma conobbe una profonda trasformazione. Gli scavi sul Palatino hanno restituito resti di capanne, opere di fortificazione, fossati e strutture pubbliche riconducibili a questo periodo. Tali testimonianze indicano la nascita di una città organizzata, dotata di confini riconoscibili, di un’autorità politica e di una prima pianificazione dello spazio urbano.
In questo contesto si inserisce la figura di Romolo, alla quale la tradizione attribuisce la fondazione della città. Per gli storici moderni Romolo appartiene alla memoria leggendaria di Roma, ma il racconto della sua impresa riflette un processo storico reale: l’unificazione dei villaggi latini del Palatino e delle colline circostanti in un unico centro politico.
Il 753 a.C. non deve quindi essere interpretato come il giorno in cui Roma nacque dal nulla, ma come la data simbolica che identifica il completamento di un processo iniziato nei secoli precedenti. È il momento in cui un insieme di villaggi diventa una città, acquisisce una propria identità istituzionale e pone le basi di uno sviluppo che, nei secoli successivi, la porterà a trasformarsi nella capitale del più vasto impero dell’antichità.
